18 aprile – Building Citizenship to Make the Cities

Il concetto di cittadinanza è divenuto sempre più complesso e critico, allargando il campo delle pratiche in cui si manifesta o potrebbe manifestarsi, al di là di uno status individuale definito giuridicamente.

La città può essere rappresentata come uno spazio caratterizzato da una pluralità crescente di luoghi investiti da micro conflitti, espliciti o latenti, ognuno dei quali è espressione di una propria singolarità. Si tratta generalmente di luoghi che coinvolgo pratiche dell’abitare quotidiano e che assumono valore, anche simbolico, in quanto banco di prova per l’azione pubblica e per le modalità di relazione, consolidate o in corso di formazione, fra cittadini e istituzioni.

Assumere alcuni luoghi come casi dotati di una loro singolarità e riconoscervi la capacità di restituire una conoscenza in grado di far luce sulla genericità del sistema degli strumenti chiamati in causa nel governo della città e del territorio, è una strategia che attiene alla necessità di informare la  riflessione disciplinare di contenuti di realtà.

Il tal senso il seminario intende riflettere sugli aspetti critici, e innovativi, che coinvolgono urbanistica e politiche, nelle differenti dimensioni in cui si esplicano ed agiscono, a partire dalla prova dei luoghi e delle persone che li abitano.

L’occasione è data dal libro e dalla mostra “Milano Downtown”, in quanto esiti di una ricerca commissionata dal Plan Urbanisme Construction Architecture del Ministero Francese de l’Ecologie, du Développement et de l’Aménagement durables al Dipartimento di Architettura e Pianificazione del Politecnico di Milano (coordinata da Massimo Bricocoli e Paola Savoldi),  che raccoglie contributi relativi a cinque quartieri di Milano posti sotto osservazione, come casi in grado di restituire uno spettro compiuto delle modalità dell’azione pubblica (anche come assenza) e delle implicite strategie, relativamente ai luoghi dell’abitare.

Il seminario vuole essere occasione di dibattito e di confronto fra i ricercatori di Milano Downtown e gli studenti del Laboratorio di Sintesi del Corso di  Laura Magistrale in Pianificazione e Politiche per la Città, il Territorio e l’Ambiente della Facoltà di Pianificazione di Venezia (coordinato da Giulio Ernesti e con Moreno Baccichet, Silvia Dalla Costa e Ruben Baiocco) che sullo stesso contesto si sono esercitati in un’esperienza didattica.

I casi discussi sono, pertanto, assunti come sfondo significativo per interrogare, insieme ad altri studiosi, la proposta annunciata dal titolo del seminario di invertire i termini della locuzione che da sempre esprime il legame fra cittadinanza e città: dalla criticità di una prospettiva meramente fisica della costruzione della città che, invece di fare, spesso riduce il senso di essere cittadini di molti abitanti a “costruire cittadinanza per fare città”, in cui i luoghi, ed in particolare quelli del conflitto, possono restituire il senso e la direzione nella ricostruzione di tale legame.

Abstract del contributo a cura degli autori di Milano Downtown

Massimo Bricocoli e Paola Savoldi
Milano Downtown.
Azione pubblica e luoghi dell’abitare

Contributi di: Giovanni Hänninen, Massimo Bricocoli, Paola Savoldi, Alessandro Coppola, Lidia K. Manzo, Raffaele Monteleone, Paola Arrigoni. Commenti di Ota de Leonardis e Pier Carlo Palermo.

Negli ultimi vent’anni, i processi di trasformazione e di crescita insediativa che hanno caratterizzato il mutamento del paesaggio dell’abitare in Italia mostrano come il ruolo di guida pubblica sia stato fragile e inefficace. Tali trasformazioni hanno spesso seguito impulsi e razionalità proprie della promozione immobiliare, connotate da un’offerta molto conservativa e da una forte dissipazione di suolo. Ma quali forme di governo hanno legittimato tali orientamenti e quali effetti hanno prodotto nei contesti urbani? E quali nuovi  paesaggi e modi di vita urbani hanno prodotto?

Gli autori propongono cinque storie di altrettanti quartieri milanesi muovendo dalla convinzione che l’indagine ed il racconto di concrete esperienze urbane costituisca un’ottima occasione per formulare delle ipotesi circa le metamorfosi dell’azione pubblica e del governo della città.

Il nuovo insediamento di Santa Giulia, un “grande progetto urbano” promosso da un imprenditore immobiliare emergente con l’appoggio di un’influente coalizione politica risoltosi in uno spettacolare fallimento, tale da trasformare un progetto di nuova e scintillante urbanità in un vecchio quartiere dormitorio separato dalla città.

Il nuovo ambito residenziale Pompeo Leoni, frutto della riconversione di un’area industriale dimessa, e che si caratterizza per la sua ostentata separatezza dal resto della città – vista come luogo di complessità, disordine – risolvendosi  in un “quartiere-dormitorio-con-Esselunga”, secondo la felice definizione di un abitante.

L’edilizia popolare di Gratosoglio, un quartiere “difficile” investito da un processo di riqualificazione retoricamente costruito su principi della mixité sociale e funzionale poi concretizzatosi in una gestione autistica del territorio e nella localizzazione di funzioni di scarto, secondo lo stereotipo più scontato del trattamento delle aree periferiche.

I contesti storici – densi e stratificati – delle aree di Canonica-Sarpi e via Padova, caratterizzati da una forte presenza straniera cui corrisponde un’evidente incapacità da parte delle istituzioni di governarne “preventivamente” la complessità crescente. Il ricorso a soluzioni emergenziali all’insegna della retorica della “sicurezza” sarà l’esito naturale di un tale cortocircuito fra azione pubblica inadeguata e profonde trasformazioni sociali.

Dai cinque racconti, ad emergere è un quadro complessivo fatto di evidente povertà progettuale, forti istinti al separatismo sociale che ispirano l’azione di attori pubblici e privati, minimalismo dell’azione istituzionale ed incapacità di governare la complessità di usi e popolazioni che caratterizzano le grandi concentrazioni urbane. Un deficit di intelligenza delle istituzioni che rischia di tradursi in un sempre più grave deficit di democrazia, nella città che si vuole la più avanzata del paese.

A distanza di un anno e mezzo dalla pubblicazione del volume e a fronte di un cambio importante dell’amministrazione comunale, presidiare mantenendo uno sguardo sui luoghi i modi del governo delle trasformazioni sociali ed urbane a Milano pare questione di straordinaria attualità sia per alimentare gli studi urbani con indagini empiriche sia per una questione di impegno civile che pare costantemente necessario nel nostro Paese per prospettare la possibilità di una civile pratica del fare urbanistica.

Gli autori:

Massimo Bricocoli è ricercatore presso il Dipartimento di Architettura e pianificazione del Politecnico di Milano. Research Fellow (2009-2010) della fondazione Alexander von Humboldt è membro del City Reformers Group presso la London School of Economics e del Laboratorio di sociologia dell’azione pubblica ‘Sui Generis’ presso l’Università di Milano Bicocca. Tra i suoi lavori più recenti: Città in periferia. Progetti locali e politiche urbane in Francia, Gran Bretagna e Italia (con Paola Briata e Carla Tedesco, Carocci 2009) e, con Paola Savoldi, Villes en observation. Politiques locale de Sécurité urbaine en Italie (Éditions du Puca, Paris 2008).

Paola Savoldi è ricercatrice presso il Dipartimento di Architettura e pianificazione del Politecnico di Milano. Oltre al già citato volume con Massimo Bricocoli, ha pubblicato: Milano in contrasto (con Davide Zanoni, Maggioli editore 2007) e Giochi di partecipazione. Forme territoriali di azione collettiva (FrancoAngeli 2006).

Paola Arrigoni è direttore del dipartimento Studi sociali dell’istituto per gli studi dell’opinione pubblica ispo a Milano. Laureata in Scienze politiche e in Programmazione e Gestione delle politiche dei servizi sociali, tra i suoi più recenti interessi di ricerca è l’intreccio tra questioni relative all’immigrazione, il governo del territorio e il welfare nella città contemporanea. Ha pubblicato sul caso di Via Padova, il volume: Terre di Nessuno. Come si costruisce la paura metropolitana, Melampo Edizioni, Milano, 2011.

Alessandro Coppola, dottore di ricerca in Politiche territoriali e progetto locale presso il Dipartimento di Studi Urbani dell’Università di Roma Tre, è assegnista di ricerca presso il Dipartimento di architettura e pianificazione del Politecnico di Milano. Ha svolto attività di ricerca alla John Hopkins University di Baltimore e alla City University of New York. Tra le sue pubblicazioni: Dalla fabbrica alla Banlieue, Ediesse, 2006 e Apocalypse Town, Laterza, 2012.

Giovanni Hänninen, dopo un dottorato di ricerca in Ingegneria Aerospaziale presso il Politecnico di Milano, è tornato alla passione per la fotografia. Collabora ora con varie riviste nazionali e internazionali per le quali realizza ritratti, reportage sociali e di lifestyle. Parte del suo lavoro è pubblicato in:  HYPERLINK “http://www.hanninen.it” www.hanninen.it.

Lidia K.C. Manzo, laureata in Comunicazione Politica e Sociale presso l’Università degli Studi di Milano, è attualmente dottoranda in Sociologia presso l’Università di Trento. La sua ricerca nel campo degli studi urbani privilegia un approccio etnografico alle pratiche quotidiane e un’esplorazione delle dimensioni sociali ed economiche del cambiamento. Svolge attualmente la sua ricerca di dottorato sui temi dei processi di gentrification a Parkslope-Brooklin.

Raffaele Monteleone, dottore di ricerca in Sociologia, è stato assegnista di ricerca presso il Dipartimento di Sociologia e Ricerca Sociale dell’Università degli Studi di Milano-Bicocca. Si occupa di politiche sociali e di forme di azione collettiva. È membro del Laboratorio di Sociologia dell’azione pubblica ‘Sui Generis’ dell’Università di Milano-Bicocca. Tra le sue pubblicazioni: La contrattualizzazione nelle politiche sociali: forme ed effetti, Officina Edizioni, 2007.

 

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